Mese: dicembre 2017

L’ossessione dell’eterna giovinezza

La bellezza omologata

Al giorno d’oggi tutto sembra teso alla ricerca dell’eterna giovinezza. Per uomini e donne è d’obbligo fare il massimo per cancellare le tracce che il tempo lascia sul proprio volto. Anna Magnani, grande attrice e donna di forte personalità, raccomandava ai registi di non attenuare neppure una delle sue rughe, ne era orgogliosa, perché le erano costate tanta fatica. Oggi, non a caso, una delle professioni più ambite è quella del chirurgo plastico, ritenuto il mago che, con il bisturi o iiniezioni botuliniche, modifica i tratti del volto alla vana ricerca del tanto desiderato ringiovanimento.

Assistiamo così al gonfiarsi delle labbra, al sollevarsi delle arcate sopraccigliari, al riempimento degli zigomi. Il risultato è un aspetto innaturale che richiama le bambole di plastica, rendendo tutti simili e quindi omologati allo stesso modello banale di estetica. In questo modo, il viso perde, definitivamente, la spontaneità e la naturalezza dei segni lasciati, sul nostro corpo dal tempo che passa. I segni che il tempo ha lasciato sul nostro corpo, sono tuttora in certe culture ritenuti segni di saggezza e dono prezioso del tempo.

La natura non ci permette di fermare il tempo. L’invecchiamento, se vissuto appieno econsiderato ancora come una ricchezza, può risvegliare capacità che altrimenti non riuscirebbero a modellare il nostro sè. Avere 80 anni, ma vestirsi o atteggiarsi come ne avessimo 30, ci rende esseri caricaturali. Ciò che dobbiamo tenere ben presente è che il vero lifting è quello del cervello: questo, e solo questo, ci manterrà giovani. Sarà importante quindi, uno sguardo curioso verso il mondo che ci circonda, evitare il “ripiegarsi” su se stessi e combattere quella che si può definire la visione miope della vita, aprendoci verso l’esterno.
La tecnologia, internet, i social network, quando usati e non abusati, ci aiuteranno a combattere l’involuzione della mente. Ci si potrà dedicare a tutte quelle attività che mantengono vivi nostri neuroni, responsabili della vitalità del pensiero e dell’incremento della creatività. L’atteggiamento da mantenere quindi, dovrebbe essere quello “olistico” che contempla la sommatoria funzionale delle parti e quindi, una visione unitaria fra mente e corpo, senza far prevalere una parte sull’altra.

L’importanza della creatività

Elemento distintivo di un elevato Q.I.

Pur essendo la creatività una delle qualità umane maggiormente tenuta in considerazione, fino a
poco tempo fa veniva ritenuta una capacità inspiegabile a livello razionale. Comunemente solo
persone eccezionali, con elevata sensibilità o con un quoziente intellettivo particolarmente elevato,
potevano essere considerate creative.
Questo soprattutto in virtù di quanto tali individui fossero stati in grado di produrre in arte,
tecnologia o in campo scientifico. Fu L. Terman (1925 – 1959),  psicologo pedagogo dell’università
di Stanford, che perfezionando il test di Binet,  per la misurazione dell’intelligenza, portò a termine
lo studio del genio creativo come elemento coincidente con un elevatissimo quoziente intellettivo.
Ma, al di là di una mera misurazione delle abilità, indubbiamente é a nostro parere  difficile definire
cosa sia la creatività. Una delle migliori definizioni della creatività è, a nostro parere, data da
Getzels e Yackson (1962) che definiscono tale dote come “la capacità di coniugare elementi che
sono comunemente pensati come indipendenti e dissimili”. Ciò che appare evidente è la
considerazione di quanto possa essere unico e determinante per la crescita e lo sviluppo della
società, l’individuo creativo e quanto sia opportuno, quindi,  investire in progetti finalizzati allo
sviluppo di tale dote.

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